I giovani che non studiano e non lavorano sono quelli che risentiranno maggiormente della crisi economica post pandemia. Il progetto di Bosch per aiutarli

Lo abbiamo capito bene in questi mesi: il futuro è digitale. E quindi diventare un esperto in qualche settore emergente può rivelarsi una carta vincente. Soprattutto per chi, come i Neet (Neither in Employment nor in Education or Training), cioè i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione, sta pagando ora più degli altri la crisi economica innescata dal coronavirus.

Ecco perché, nonostante la pandemia, Bosch Italia ha rilanciato il progetto NEETON #esperienzaperlavita, che punta a favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Partita il 13 luglio, questa edizione realizzata in collaborazione con LabLaw Studio Legale Failla Rotondi & Partners, ManpowerGroup, la Fondazione Human Age Institute e la scuola di formazione Bosch TEC si si è poggiata su due capisaldi: aiutare i Neet a ritrovare fiducia in sé stessi e formarli come e-commerce specialist, una delle figure professionali più emergenti in questo momento. In tre settimane, i partecipanti hanno frequentato lezioni e realizzato progetti mirati per acquisire nuove competenze. Tutto online per la prima volta.

Colmare un gap di competenze

“Abbiamo deciso di continuare questo progetto perché ci sembra doveroso provare a contrastare una crisi con un impatto sociale altissimo – aveva spiegato Fabio Giuliani, General Manager Gruppo Bosch Italia, durante la presentazione online del progetto “Emergenza Covid 19: ci siamo dimenticati dei Neet?” moderata da Roberto Zecchino, vice presidente Risorse Umane e Organizzazione Bosch Sud Europa –. In pochi casi essere Neet è una scelta, ma in Italia sono milioni i giovani in questa situazione. Dalle numerose risposte che ci sono arrivate abbiamo capito di aver intercettato un bisogno oggi molto sentito”. Sono infatti oltre 180 le domande di ammissione arrivate negli uffici di Bosch nelle scorse settimane. Gli identikit: sette ragazzi su dieci possiedono un titolo di laurea, l’età media è 25 anni, il 30% proviene dal Sud e dalle isole, il 70% dal Nord. “Dettagli che fanno riflettere e che ci hanno spinto, in pieno lockdown, a ideare una proposta che potesse fornire strumenti davvero utili – ha commentato Carmen Bove, Hr Manager di Aresi Spa del Gruppo Bosch –. Grazie all’osservatorio privilegiato di ManpowerGroup, abbiamo scoperto che le richieste di un profilo e-commerce specialist sono aumentate del 40% negli ultimi mesi. C’è però un problema di talent shortage. Per questo abbiamo così deciso di colmare il gap”. Per tre settimane, per un totale di 100 ore di lezione, i 21 selezionati hanno seguito lezioni in live streaming e si sono cimentati nella pratica attraverso i project work.

Due ragazzi su dieci sono inattivi

L’emergenza sanitaria e la crisi economica hanno di fatto aggravato un problema già radicato nel nostro Paese: secondo l’Istat, due ragazzi su dieci sono Neet, il 22,2% della popolazione giovanile italiana, la percentuale più alta di tutta l’Unione europea. Non a caso pochi giorni fa l’Ocse ha sollecitato l’Italia ad “agire rapidamente per aiutare i propri giovani a mantenere un legame con il mercato del lavoro”. “A maggio è cresciuta ulteriormente la disoccupazione giovanile, ora al 23% – ha detto l’ad di ManpowerGroup Italia Riccardo Barberis –, cioè quasi il doppio della media Ue prima del Covid-19. Un quarto dei nostri utenti sono ragazzi sotto i 25 anni, quindi conosciamo bene le loro difficoltà. La grande sfida di questo progetto è aiutare la transizione dalla scuola al lavoro. È un tema fondamentale per i giovani, specialmente per chi non ha finito la scuola. Lavoriamo molto con i nostri coach sulla fiducia in sé stessi e su una maggiore consapevolezza. Perché i Neet, come ha detto una ricerca dell’Università Cattolica, sono il migliore indicatore di spreco di energie e intelligenze di un Paese. E noi dobbiamo fare rete per contrastarlo”.

L’aspetto psicologico conta

A determinare lo scatto in avanti dei Neet molte volte è però lo stato psicologico, al di là delle competenze specifiche. Al contrario, quindi, la mancanza di fiducia in sé rischia molte volte di fare da traino verso il basso. Lo sa bene Elisa Robustelli, Partnership and Event Manager di ManpowerGroup Italia, che segue il progetto NEETON fin dagli albori: “I ragazzi si sentono spesso considerati come ruote di scorta, ci raccontano la loro sfiducia. Per questo è importante realizzare un progetto in cui si condividono tante esperienze di vita oltre al cammino formativo”. “Pantofolai”, “bamboccioni”, “choosy”: li hanno chiamati in tanti modi diversi, ma la verità è che spesso anche solo il termine Neet rischia di essere stigmatizzante. Per questa ragione, ha sottolineato il socio fondatore e managing partner di Lablaw Francesco Rotondi, sarà fondamentale “prestare molta attenzione all’aspetto psicologico dei ragazzi, dal momento che la pandemia ha acuito le difficoltà preesistenti. Mi aspetto giovani che abbiano voglia di uscire da questa situazione pur se consapevoli di dover scalare un altro gradino. La politica sta lasciando un vuoto sul loro futuro”.

Coltivare le soft skills e la diversità

Non solo competenze verticali però. Secondo gli esperti, insieme alla formazione specifica è importante imparare a coltivare le cosiddette soft skills. Empatia, intelligenza emotiva, attenzione: tutte caratteristiche “tipicamente femminili, ma sempre più richieste dalle aziende”. “In questi anni il modo di lavorare è cambiato moltissimo – ha osservato Silvia Zanella, autrice di “Il futuro del lavoro è femmina” e head of Employer Branding and HR Communications per tutta l’area mediterranea di EY –. Si cercano le qualità umane non replicabili o sostituibili dalla tecnica, come la capacità di comunicare ed entrare in empatia con l’altro. Proprio perché nel mondo del lavoro si sta facendo sempre più strada la tendenza a rimettere al centro le persone, con le loro identità e i loro sogni”. Un percorso però tutt’altro che scontato e che richiede un salto in avanti non soltanto di chi cerca lavoro ma anche delle aziende, chiamate a diventare promotrici della diversity e dell’inclusione. Di un ambiente, quindi, più accogliente anche nei confronti di chi, come i Neet, continua a sentirsi ai margini. “In azienda cerchiamo di superare l’idea che ci siano persone deboli o fragili – ha raccontato Elena Stivallato, HR director di Star S.p.A., che ha portato la sua testimonianza –. La sfida delle risorse umane oggi è riuscire a gestire la complessità in modo adeguato, adottando strumenti flessibili. La diversità, sia che si tratti di giovani inoccupati sia di donne o di minoranze etniche, può davvero essere un arricchimento per le aziende”.