Nel tempo dell’attenzione frazionata si moltiplicano le campagne basate sui podcast. Perché è la voce che anima oggi gli smartphone dei consumatori, soprattutto quelli di Z e Millennial generation.

Può sembrare un paradosso, ma negli anni degli stream continui, tra il boom fotografico di Instagram e il flusso senza fine di Tik Tok, la voce sta recuperando una centralità senza precedenti. Tutti pazzi per la voce, si potrebbe dire. Una voce che tranquillizza, una voce che guida, una voce che riesce a intercettare un pubblico trasversale e che si prende il proprio tempo. Anche letteralmente. Perché se i video a forte carica di viralità social sono quelli per definizione legati alla cultura “snack”, ossia corti ed efficaci, la voce riesce a moltiplicare i minuti di attenzione e a proporre con successo formati long form.

Consumatori in ascolto

Ma partiamo dai numeri e da ciò che accade dall’altra parte dell’Oceano, perché spesso questi fenomeni poi tornano anche da noi come riflessi accelerati: ad oggi 73 milioni di consumatori negli Stati Uniti si mettono in ascolto. E addirittura quasi 7 fruitori su 10 memorizzano meglio prodotti e offerte. Intanto in Italia oltre 3 milioni scaricano e fruiscono podcast. Tra le numerose ricerche pubblicate negli ultimi mesi c’è quella di Doxa realizzata con O-One. La ricerca ha fotografato questo fenomeno con dati raccolti a maggio 2020 ed emerge che il mondo dei podcast è ormai ampiamente conosciuto. Il 90% degli italiani digitali dichiara di sapere cosa sono. L’ascolto è ancora principalmente in mobilità tramite smartphone (67%), ma sono in crescita gli smart speaker (10%). Interessi personali e intrattenimento sono i driver principali nella scelta di un podcast. Dal punto di vista dei contenuti  un ascoltatore su 3 – soprattutto tra gli under 35 – sceglie un podcast per formarsi su tematiche legate alla propria professione. Intrattenimento, news, ma anche musica, inchieste e approfondimento sono le tematiche che attirano di più gli ascoltatori. La pubblicità, infine, risulta particolarmente memorabile: l’80% degli ascoltatori si ricorda dei contenuti pubblicitari inseriti in un podcast, creando delle opportunità interessanti per i brand.

Droni e il dottor Google ai tempi del lockdown

Una mano per lavarsi le mani, partendo dalla voce. E’ il caso dell’assistente virtuale di casa Google, che in pieno lockdown e con le normative stringenti legate anche all’igienizzazione anche delle mani ha deciso di schierare anche la voce per contrastare il virus. Un messaggio di pubblica utilità: l’assistente su richiesta avvia un brano di quaranta secondi – proprio il tempo raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – per incoraggiare bambini e famiglie a lavarsi le mani. Così nel tempo del distanziamento sociale sono le voci a fare la differenza. Voci che vengono raccolte anche in volo. Per dieci giorni durante il mese di aprile 2020, in pieno lockdown, un drone su Milano ha raccolto le testimonianze vocali dei cittadini in isolamento. Tutti messaggi degli italiani dalla quarantena. A promuovere questo prodotto multimediale di sette minuti è stato il New York Times.

Anche aziende e musei

Ma anche la cultura prova a ripensarsi partendo dalla voce, e tutto questo colpisce ancora di più considerando che spesso l’arte va fruita con gli occhi. In America il Moma ha lanciato un podcast di quindici minuti, un tempo non casuale perché rappresenta la distanza in metro dalle due sedi museali di Midtown e Queens. Si tratta di un coinvolgimento vocale allargato: proprio il Moma ha deciso di invitare musicisti, scrittori e artisti a produrre un’opera originale. Ma anche le aziende si cimentano con produzioni vocali: è il caso paradossalmente di un comparto molto distante dalla voce, ossia quello del petrolchimico. Il trasporto di una colonna di acciaio lunga come un palazzo di otto piani dalla Calabria alla parte più remota della Siberia. O ancora l’invenzione di un impianto innovativo sul riciclo della plastica. Sono alcune delle storie del podcast Evolve del Gruppo Capgemini per Maire Tecnimont. Così il colosso leader in ambito internazionale nella trasformazione delle risorse naturali e presente in circa 45 Paesi con 6.300 dipendenti ha deciso di dare voce al suo magazine aziendale. Di fatto è la prima e unica industria petrolchimica a raccontare la trasformazione del suo settore con un podcast. Gli episodi sono distribuiti su Spotify, iTunes e Spreaker.

Consigli per la voce

Ma come realizzare un podcast efficace? Paradossalmente iniziando a ribaltare alcuni luoghi comuni. Innanzitutto quelli legati alla durata e che abbiamo accennato all’inizio del nostro post: il tempo si espande, si allarga, moltiplica l’efficacia di pari passo col minutaggio. Oggi tra i podcast di maggior impatto ci sono quelli che si inseriscono in una forbice tra i quindici e i venti minuti. E ancora saper guardare oltre il proprio angolo visuale, evitando la mera autoreferenzialità. Così per realizzare branded podcast efficaci bisogna allargare il racconto. Infine emozionare, divertire, suscitare sensazioni che possano portare alla rassicurazione, al coinvolgimento, alla partecipazione attiva. Il podcast diventa così una scelta intenzionale, una presa di posizione forte e mai neutrale, in un tempo che chiede di schierarsi e di fare la propria parte.