Il colosso investirà 900 milioni di dollari in Italia per cloud e formazione. Intervista a Diego Ciulli, Public Policy Manager di Google Italia.

Da una parte la crisi economica innescata dalla pandemia. Dall’altra le opportunità offerte dal digitale, che ora potrebbe aiutare le imprese nella fase di ripresa. In questo senso a luglio Sundar Pichai, ceo di Google e della capogruppo Alphabet, ha annunciato un investimento in Italia da 900 milioni di dollari in cinque anni. Nel pacchetto presentato dal colosso tech, che ha come obiettivo quello di “accelerare la trasformazione digitale” del Paese, ci sono programmi di formazione per Pmi e cittadini e la realizzazione di due Cloud Region nel Nord Italia, a Milano e a Torino. Il progetto mira a supportare il recupero economico del Paese puntando su servizi e competenze digitali e al contempo permette a Google di farsi strada nel mercato italiano del cloud computing, che secondo le ultime rilevazioni dell’Osservatorio del Politecnico di Milano vale 2,77 miliardi di euro. Un tema, quest’ultimo, che da alcuni mesi sta animando il dibattito pubblico, con i big tech oligopolisti della nuvola (oltre a Google, anche Amazon e Microsoft) che puntano alla fornitura di servizi cloud per le amministrazioni italiane e l’Europa che invece spinge per la realizzazione di un’infrastruttura cloud interna (a partire dal consorzio Gaia-X lanciato da Francia e Germania). In mezzo, ci sono le imprese e i cittadini, che al di là delle questioni geopolitiche aperte, adesso hanno la possibilità di beneficiare delle potenzialità di una tecnologia come il cloud per sviluppare le proprie attività in modo strategico, a patto di investire sulle giuste competenze. Punto peraltro ancora dolente per l’Italia, che nell’ultimo indice Desi 2020 (Digital Economy and Society Index) si è piazzata quartultima in Europa per livello di digitalizzazione.

Ne abbiamo parlato con Diego Ciulli, Public Policy Manager di Google Italia, che in questa intervista racconta del piano “Italia in Digitale”, il programma dedicato a piccole e medie imprese.

Google ha annunciato un investimento in Italia di 900 milioni di dollari in 5 anni. Perché questo interesse nel mercato italiano?

Google investe da anni in Italia per promuovere la digitalizzazione del Paese e la formazione gratuita sugli strumenti digitali per le persone e le imprese. Durante i primi mesi della pandemia, mentre alcune aree produttive sono riuscite a non fermarsi, grazie ai progressi legati allo smart working, allo shopping online e alla telemedicina, molte piccole imprese hanno subito pesantemente la crisi, in particolare nei settori del turismo, della vendita al dettaglio e della ristorazione. L’Italia ha un’economia basata per larga parte su imprenditoria medio e piccola e sul turismo, che potrebbe giovare enormemente dall’uso di strumenti come le mappe online e la pubblicità digitale, verso il mercato interno ma anche verso l’estero – il Made in Italy e le bellezze culturali e paesaggistiche italiane sono note in tutto il mondo. Da questa fotografia nasce il nostro impegno: aiutare e preservare un tessuto imprenditoriale prezioso e di altissimo livello attraverso la digitalizzazione.

In cosa consiste il piano nello specifico?

Si tratta di una serie di momenti di formazione e strumenti gratuiti a supporto delle imprese e delle persone in cerca di opportunità lavorative, oltre a collaborazioni con le istituzioni e partnership strategiche le aziende italiane. Il nuovo progetto trae forza dal successo di iniziative come Crescere in Digitale e Google Digital Training, che negli ultimi cinque anni hanno aiutato 500.000 persone a ottenere le competenze digitali necessarie per rilanciare un’attività o migliorare la propria carriera lavorativa. Con questo nuovo impegno, Google intende ora aiutare altre 700.000 tra persone e piccole e medie imprese nella digitalizzazione, con l’obiettivo di portare il numero complessivo a oltre 1 milione per la fine del 2021.

Nel progetto c’è anche la costruzione di due Google Cloud Region in partnership con Tim. In che modo potranno aiutare le imprese italiane?

Le due Cloud Region nascono dalla partnership con Tim per supportare aziende di qualsiasi dimensione nella trasformazione digitale e rappresentano l’infrastruttura abilitante per realizzare soluzioni cloud per le aziende italiane di ogni dimensione. I servizi di Google Cloud nelle Cloud Region saranno al servizio del Paese e delle imprese italiane che hanno l’ambizione di avvalersi dei vantaggi tecnologici ed economici del cloud computing in modo sicuro e sostenibile. Si tratta di servizi che vanno dagli strumenti di produttività, collaborazione e condivisione come le mail, i documenti online e le videoconferenze, ai servizi avanzati per la gestione dei dati, fino all’intelligenza artificiale.

Considerando anche gli effetti del lockdown, ci sono settori più interessati dall’accelerazione digitale in questo momento?

I progetti di formazione offerti da Google Italia possono aiutare qualsiasi azienda, dalla vendita al dettaglio, ai servizi, al commercio interaziendale. In questi ultimi mesi abbiamo intensificato l’attenzione verso i settori più impattati dalla crisi post Covid: turismo, distretti manifatturieri, distribuzione e retail, export. La digitalizzazione ci ha aiutato a restare connessi e produttivi durante la pandemia, ora è un acceleratore fondamentale per la ripresa economica.

E la pubblica amministrazione, che è una delle più arretrate in Europa?

I servizi di Cloud computing che abbiamo annunciato possono rappresentare un contributo decisivo per l’ammodernamento della PA. Il lockdown ha impresso un’accelerazione al lavoro da remoto e intelligente: ora la sfida è dotare la PA di infrastrutture tecnologiche che le permettano di lavorare in modo più agile al servizio dei cittadini.

Qual è l’offerta formativa del programma “Italia in Digitale”?

Il nostro obiettivo è quello di fornire strumenti gratuiti per aiutare le PMI ad avere successo nell’economia digitale e creare un circolo virtuoso tra le generazioni. Lo faremo promuovendo formazione e tirocini per i giovani in cerca di occupazione e mettendo vari strumenti al servizio delle aziende gratuitamente. Per esempio, tools per creare in modo semplice un sito web, per individuare opportunità per le esportazioni, o per essere ben visibili a chi fa ricerca online.

A proposito di competenze, Google ha annunciato anche il lancio di una sua “università”, com’è stato ribattezzato da più parti il programma Google Career Certificates. Come funzionerà?

Non si tratta assolutamente di un’università! Si tratta di 4 percorsi online per formare alcune figure professionali: specialisti del supporto IT, data analyst, UX designers e project managers. Si tratta di figure fondamentali per la crescita dell’economia digitale, che le aziende fanno fatica a trovare. E speriamo che percorsi formativi di questo tipo aiutino le persone a trovare lavoro.

L’emergenza sanitaria ha spinto la digitalizzazione di aziende, che hanno scoperto lo smart working, e della scuola, che per la prima volta ha sperimentato la didattica a distanza. In entrambi i casi sono state fondamentali le tecnologie abilitanti come il cloud fornite, tra gli altri, anche da Google. È un cambiamento destinato a durare?

La trasformazione avvenuta nella scuola è molto significativa, e siamo felici di essere stati protagonisti. Mettiamo a disposizione, gratuitamente, i nostri strumenti pensati per le scuole, come Google Classroom. In occasione dell’emergenza Covid abbiamo inoltre agevolato le scuole nell’adozione degli strumenti e realizzato il sito ‘Insegna da casa’ che, realizzato in collaborazione con l’Unesco e altri partner, fornisce strumenti e consigli per aiutare insegnanti e famiglie a sostenere l’apprendimento a distanza. Questa crisi ha accelerato l’utilizzo della tecnologia ed è la stessa tecnologia che ora può aiutarci a uscirne. Il cambiamento sarà destinato a durare e avrà effetti positivi se riusciremo a convergere positivamente sulle competenze digitali. Questa è una sfida da affrontare e vincere insieme, con uno sforzo collettivo all’insegna della collaborazione pubblico-privato.