Due aziende su tre scelgono ancora lo smartworking, ma sono ormai numerose le modalità ibride, tra app per prenotare la postazione e gruppi di lavoro.

Fra le misure adottate durante l’emergenza da Covid-19, lo smartworking è senz’altro tra quelle che hanno maggiormente impattato sulla vita di lavoratori e lavoratrici, nonché sulla gestione e sull’organizzazione delle aziende nostrane e non solo. Il 24 settembre c’è stato un primo incontro tra governo e parti sociali, con l’obiettivo di stabilire regole condivise che possano disciplinare l’attività di smartworking anche dopo l’emergenza. Ma nel frattempo le aziende cosa scelgono? Si continua con il lavoro agile o si torna in ufficio?

Cosa ne pensano i responsabili delle risorse umane

AIDP (Associazione Italiana per la Direzione del Personale) ha lanciato un’indagine tra i suoi affiliati per capire da che parte soffia il vento. Su un campione di 350 tra direttori e responsabili delle risorse umane, il 68% ha affermato che i propri dipendenti continueranno a lavorare in smartworking anche dopo l’emergenza sanitaria. Questo vuol dire che almeno 2 aziende su 3 in Italia sono favorevoli a proseguire con la modalità di lavoro agile. Il motivo di questa scelta è presto detto: oltre il 70% dei manager intervistati è convinto che nel caso dello smartworking i vantaggi superino decisamente gli svantaggi. E allora perché smettere?

Sempre secondo la ricerca di AIDP, fra gli aspetti positivi bisogna annoverare la considerevole diminuzione di tempi e costi per gli spostamenti dei lavoratori (con conseguente minor impatto ambientale, n.d.r.), l’aumento di responsabilità individuale, la maggior soddisfazione in termini di qualità della vita ed equilibrio tra vita privata e lavoro. Non bisogna però sottovalutare l’altro lato della medaglia, cioè alcune criticità segnalate dai partecipanti all’indagine, che vanno dalla perdita delle relazioni sociali alla non separazione tra ambiente di lavoro e ambiente domestico, fino alla sensazione di essere sempre “connessi”, con il rischio di un sovraccarico di lavoro.

Le grandi aziende italiane scelgono lo smartworking

A conferma però di un trend decisamente positivo c’è l’orientamento delle grandi aziende italiane, che hanno deciso di rafforzare le attività di smartworking e al contempo consentire un rientro in azienda graduale, alternato e a numero chiuso. È il caso ad esempio di Vodafone, che ha lasciato ai propri dipendenti la libertà di rientrare in azienda su base volontaria e per non più del 20% dell’orario complessivo di lavoro. Basta prenotare tramite app la propria fascia oraria di ingresso in ufficio. Nel gruppo Intesa San Paolo invece, ogni dipendente dovrà garantire almeno un giorno a settimana di presenza. E ancora, Luxottica ha deciso di mettere un tetto al rientro dei propri dipendenti che non supererà il 50% e allo stesso tempo ha investito nella sicurezza degli ambienti di lavoro. Pirelli offre la possibilità di fare gratuitamente il tampone al rientro dalle vacanze e di utilizzare le biciclette aziendali per recarsi in ufficio, così da non pesare sui trasporti cittadini. Al di là di queste pratiche virtuose comunque ben 3 dipendenti su 4 restano in smartworking. Ma anche altri nomi importanti come Eni, Tim, Unicredit e Sky, per citarne alcuni, sono proiettati verso questo nuovo equilibrio fra lavoro da casa e rientro in ufficio parziale. In particolare l’attenzione è tutta orientata verso i nuovi protocolli di sicurezza e la protezione dei lavoratori.

Smartworking e aziende: il modello misto

L’esperienza degli ultimi mesi ha segnato un punto di non ritorno per il mondo del lavoro. Anche le aziende più scettiche nei confronti dello smartworking si sono dovute poi ricredere e hanno dovuto ammetterne gli effetti positivi. Siamo quindi proiettati verso un modello misto, dove i dipendenti si alternano in presenza, magari sono divisi in gruppi, utilizzano app per prenotare la propria postazione. Tanto che adesso alla macchinetta del caffè o in pausa pranzo potrebbero incontrare colleghi diversi da quelli a cui erano abituati. Anche l’ufficio per forza di cose diventa “liquido”: non c’è più la vecchia scrivania ad aspettare il suo inquilino fisso, ma solo una “postazione” utilizzata anche da altri e disinfettata ogni volta. Allo stesso tempo l’ufficio si è ormai trasferito in casa di ciascuno, o nel bar preferito, o nella casa delle vacanze (anche se quest’ultimo caso non è accettato da molte aziende, che impongono lo smartworking nella stessa città dove si trovano anche le sedi fisiche degli uffici).

Un nuovo equilibrio dunque, che permette al lavoratore di godere della socialità in ufficio senza soccombere allo stress della metropolitana affollata. Un modello ibrido che permette all’azienda di risparmiare sui costi e guadagnare in termini di efficienza. Oggi il futuro delle aziende italiane sembrerebbe essere sempre più smart.