In base ai follower su Linkedin, sono Luca De Meo, Marco Alverà e Francesco Starace.

Sono 43.108, conteggiati alla fine del mese di ottobre, i seguaci raccolti su Linkedin dal Ceo di Renault Luca De Meo, che peraltro ne ha ottenuti oltre 14mila sono nel quadrimestre luglio-ottobre. Numeri che valgono, per il momento, il primato di manager più social d’Italia. Al secondo posto in questa particolare classifica compare Marco Alverà, numero uno di Snam, che arriva a 38.789 follower. E sull’ultimo gradino del podio c’è Francesco Starace (Enel) con 35.451, sceso di due posizioni rispetto al primato assoluto che aveva ottenuto a fine luglio per ‘colpa’ di una crescita modesta nell’ultimo periodo, con soli 1.444 nuovi follower in 4 mesi.

È a cura della società di consulenza Pubblico Delirio, e rivista periodicamente, la graduatoria dei cosiddetti Social Ceo (ne avevamo scritto anche qui), i 30 manager italiani che hanno più visibilità sul social network per eccellenza dedicato ai contatti professionali. A oggi per entrare in graduatoria bastano poco meno di 5mila follower, mentre per ambire alla top 10 ne servono circa 20mila. E al di là dei numeri, dalla classifica emerge in maniera abbastanza palese la disparità di genere: le donne presenti sono appena 3, di cui la prima è Cristina Scocchia di Kiko Milano al 17esimo posto. Le altre due sono Silvia Candiani di Microsoft e Fabiana Scavolini, naturalmente dell’omonima azienda.

Cosa si vede dalla classifica completa

La prima cosa che emerge palesemente dalla graduatoria dei Social Ceo è che l’ordine di grandezza dei follower non è nemmeno paragonabile a quelli degli influencer di altre piattaforme. Non si parla di milioni o decine di milioni come accade su Instagram, ma di qualche decina di migliaia nel migliore dei casi, e più spesso di qualche migliaio appena.

Altro aspetto caratterizzante è la crescita importante contestuale all’emergenza sanitaria. Solo dal primo di luglio, infatti, molti dei manager hanno aumentato il loro seguito del 5%-10%, con punte anche del 30%. E ciò conferma ancora una volta quanto il 2020 sia stato l’anno in cui l’accelerazione digitale si è fatta sentire con più forza.

Ovviamente la classifica non corrisponde a quella delle persone più seguite in assoluto su Linkedin, ma si limita a considerare specifiche figure professionali come amministratori delegati, direttori generali, country manager e general manager. E scatta inoltre una fotografia parziale dell’attitudine social, perché per esempio non tiene in considerazione il fatto che altri manager possano essere più attivi su piattaforme diverse, a partire da Twitter.

Peraltro, le differenze importanti di crescita a seconda dei periodi e dei singoli casi danno anche la misura di quanto il computo dei follower sia correlato con l’investimento di tempo e risorse nella crescita social del proprio profilo. Il che, tipicamente, non è uno dei più importanti parametri su cui l’operato di un manager viene valutato. Quelli entrati in classifica pubblicano in media almeno un contenuto a settimana, con punte fino a due al giorno.

I quattro archetipi del Ceo con vocazione social

Sulla base dello stile di comunicazione, Pubblico Delirio ha anche catalogato 4 possibili approcci che i manager utilizzano nel raccontare se stessi e la propria azienda sui canali social. I parametri decisivi paiono essere due: da un lato lo stile, che può essere più freddo e informativo oppure più coinvolgente e appassionato, e dall’altro la tipologia di argomenti trattati, più aderenti al mondo del business e degli affari oppure più vicini alla comunità.

Ecco allora come sono stati individuati i 4 archetipi fondamentali. Anzitutto il reporter, che si concentra sulle informazioni di business e quindi ha una comunicazione più istituzionale. Poi il supporter, sempre informativo ma rivolto alla comunità anche al di là delle questioni d’affari, ossia con una comunicazione che verte sul supporto concreto verso la propria audience. Come terza tipologia c’è l’attivista, simile al supporter ma meno informativo e più coinvolgente, che tende quindi a rendere esplicita in pubblico la propria posizione anche su temi non strettamente legati all’azienda ma anche sociali, ambientali e politici.

E infine, a conclusione della rassegna, c’è il cosiddetto archetipo del tought leader, l’opinionista con una visione chiara sul futuro: tipicamente poco informativo, ma molto coinvolgente e orientato al comparto economico, utilizza i social soprattutto per motivare, stimolare e coinvolgere i propri seguaci, tanto che si tratti di collaboratori quanto di partner e clienti. Non c’è un archetipo più giusto o più sensato, ma la tipologia di comunicazione dipende molto dalla personalità del manager stesso, ed eventualmente dall’approccio all’uso dei social condiviso con la propria azienda.