Nei prossimi mesi il gruppo assumerà altre 80 persone nel digitale. Filippo Cappa, responsabile HR di Satispay, ci racconta le prime mosse del 2021

Satispay, la piattaforma italiana di pagamenti in mobilità, è in fase di forte espansione. E i suoi dipendenti, attualmente 119, sono destinati a salire a 200 nel 2021 e a 300 nel 2022. Almeno il 50% delle nuove assunzioni sarà in Italia, mentre le altre riguarderanno la sede in Lussemburgo e quella di Berlino, in Germania. Ne abbiamo parlato con Filippo Cappa, responsabile HR di Satispay.

Ma quali figure cerca un gruppo digital come Satispay?

“Dobbiamo ampliare l’area dove si sviluppano le app e il back end (chi si occupa della parte meno visibile di un programma, contrapposto al front end che invece cura la parte visibile, la cosiddetta interfaccia utente, ndr), che è la più grossa, quella che avrà la crescita più importante e che ci darà la forza per sviluppare i nuovi servizi. Quindi, nel dettaglio, cerchiamo back end developer, e poi, per le app, i mobile developer, i front end developer e chi lavora sulla architettura cloud. In Italia, comunque, si allargheranno anche tutti gli altri team esistenti, dal customer care alla parte più di marketing e creativa. Idem nelle funzioni tradizionali, tipo finance & administration oppure risorse umane, dove dobbiamo strutturarci di più”.

E nei vostri uffici esteri, invece?

“All’estero, sia in Lussembrugo sia in Germania, ci sarà un consolidamento della parte IT. Poi dobbiamo sviluppare la struttura commerciale in Germania, dove il nuovo country manager sta strutturando il suo team. Stessa cosa in Lussemburgo, come istituto di moneta elettronica che ci consente di operare sull’area europea: qui abbiamo trasferito parte del team della vecchia sede di Londra, che abbiamo chiuso causa Brexit. Lavoriamo in particolare sulle compliance operations, ma dobbiamo rafforzare pure qui la parte commerciale, perché nella città di Lussemburgo ci sono già 200 negozi attivi con Satispay”.

Per i vostri uffici esteri puntate a competenze locali o anche a personale italiano?

“Sui mercati esteri preferiamo inserire competenze locali, che sono essenziali. E questo ci serve pure per creare qualcosa di consistente in Europa, diversificando e inserendo in Satispay anche punti di vista nuovi, diversi da quelli italiani. Come detto, il 50% di incrementi sarà in Italia, in Lussemburgo si passerà da 15 a 30, in Germania da 5 a 15”.

Come è cambiato l’iter di selezione del personale da marzo 2020, con lo scoppio della pandemia?

“Il nostro iter di selezione è sempre stato piuttosto snello, anche prima della pandemia, con molte fasi da remoto e un solo colloquio in presenza. Ovviamente in fase di lockdown questo non c’è stato, e abbiamo assunto risorse senza mai vederle di persona”.

Peraltro voi avete da poco inaugurato la vostra nuova sede milanese, in zona Isola. Come sarà la vita in ufficio alla fine dell’emergenza sanitaria? Ci saranno cambiamenti radicali nel mondo di organizzare il lavoro?

“La nostra sede è stata ovviamente progettata prima della pandemia. Ma secondo noi resta valida l’idea che l’ufficio sia la casa di chi lavora in Satispay. Non è cambiato nulla da prima, l’ufficio rimane il luogo in cui vivere il tempo del lavoro. Ci sono spazi e zone ricreative, per lasciare uno sfogo, ci si può spostare, scegliere la postazione preferita, c’è la cucina, si può lavorare in giardino, nella corte interna, con spazi molto ampi. È una sorta di Casa Satispay”.

Prima della pandemia avevate già progetti strutturati di smart working? E in futuro come pensate di fare?

“Non avevano progetti strutturati di smart working, ma pure in passato, volta per volta, chi aveva necessità poteva lavorare da remoto. Sui progetti futuri, è presto per dirlo. Ci adatteremo a quella che sarà la definizione di nuova normalità, ma sono sicuro che non ci sarà un depauperamento dell’ufficio. Certo, ci sarà flessibilità maggiore, per noi e per tutte le aziende. Al momento solo il 3-5% della nostra forza lavoro è in ufficio, perché pensiamo sia meglio restare a casa se proprio non è necessario”.

Ci sono qualità che cercate di più in questa fase? Molti, ad esempio, parlano della capacità di gestire i team da remoto…

“Diciamo che la capacità di gestire un team da remoto era già testata in passato. Quello che cerchiamo di più, ora e prima, è un fit culturale della persona con l’azienda, con il nostro sistema di valori, per fare le cose in modo smart e responsabile (vedi in allegato il Satispay culture onboarding document). Ogni dipendente continuerà poi ad avere momenti one to one con il suo responsabile: molto frequenti, soprattutto all’inizio, e poi 1-2 volte al mese in seguito. Noi teniamo al coaching dei manager, che sono responsabili del ciclo di vita aziendale di ogni membro del team”.

Qualcuno afferma che Satispay, essendo una azienda piuttosto giovane, è anche poco strutturata, nella maniera tradizionale del termine. Come si sente di rispondere?

“Noi investiamo molto tempo nei percorsi di carriera di ognuno, ma è ovvio che l’azienda stessa si sta definendo, si sta strutturando e allarga i team. Perciò in Satispay le possibilità sono infinite, e le persone devono essere artefici del proprio destino, definendo le loro priorità e facendo il possibile per raggiungere i propri obiettivi. Nessuno è abbandonato a sé stesso, e nel corso degli anni abbiamo anche internalizzato molte risorse sul fronte dello sviluppo e della creatività, acquisendo conoscenze da diffondere in azienda. Diciamo che siamo strutturati per dare indipendenza ai team e farli crescere senza creare barriere”.