Università di Catania, Enea e Stm creano Salvo, una tecnologia intelligente multi-sensore che vigila sull’ambiente.

Quello che l’essere umano non può percepire con i propri sensi naturali può essere sentito grazie alla tecnologia. Di per sé non è una novità concettuale, ma lo è in senso tecnologico quando l’implementazione raggiunge degli standard di efficacia capaci di cambiare nel concreto qualche aspetto della quotidianità. Ed è quello che sta succedendo, almeno a livello di progetto, con un sistema multi-sensoriale high tech tutto italiano e ideato per monitorare gli ambienti di lavoro e aumentarne la sicurezza, in una visione di fabbrica intelligente o industria 4.0 che dir si voglia.

Il nome scelto per la tecnologia è Salvo, con cui non si fa certo mistero della mission del progetto. Volendo, anche se pare un po’ inserito a forza, la parola Salvo è anche l’acronimo della descrizione dell’iniziativa: multiSensore per il monitoraggio degli Ambienti di LaVOro. Giochi di parole a parte, si tratta di una nuova tecnologia composita che mette assieme il meglio dell’offerta sensoristica odierna, in parte con installazioni fisse e in parte indossabili, per spingere la sicurezza ai massimi livelli tecnologicamente raggiungibili. In pratica, Salvo è una combinazione di sensori innovativi di vario genere, di sistemi wireless che gestiscono la localizzazione di precisione e di algoritmi di intelligenza artificiale. E punta naturalmente sulla velocità, sull’affidabilità e sull’ottimizzazione energetica.

L’identikit di Salvo

La tecnologia verrà sviluppata nel corso del triennio 2021-2024, e il risultato finale consisterà in un dispositivo unico nel funzionamento ma costituito da diverse parti fisiche, che saranno integrate in vari punti dell’attrezzatura e dell’ambiente di lavoro, anche in base alle necessità specifiche di ogni singola realtà. Per esempio, i device portatili saranno costruiti in modo da poter essere integrati all’interno dei dispositivi di protezione individuale – dalle scarpe al casco, dai guanti alle mascherine – in modo da creare un’interazione diretta con il lavoratore che li sta indossando. Naturalmente il monitoraggio dell’ambiente e dei lavoratori sarà continuo, e l’idea è che i dati acquisiti siano direttamente caricati in cloud e quindi fruibili anzitutto dal lavoratore stesso, e poi dal management aziendale.

In linea con quanto previsto nelle prassi del modello di industria 4.0, le informazioni fornite dai sensori saranno inviate a una piattaforma Internet of Things (IoT), poi analizzate da un’intelligenza artificiale in grado di individuare situazioni di stress ambientale e di conseguenza i possibili rischi per la salute e la sicurezza delle persone. I vantaggi generabili da un sistema di questo genere sono almeno tre. Da una parte la possibilità di individuare situazioni critiche improvvise, in modo da attuare immediatamente quanto necessario per ritornare in sicurezza. Poi un supporto decisionale per la dirigenza, grazie alla raccolta dei dati relativi a tutti i soggetti coinvolti nel ciclo di produzione, ai processi e all’ambiente (in senso lato) in cui l’impresa è inserita. E infine, in un’ottica più ampia, l’analisi dello storico delle informazioni e tutte le azioni di lungo corso intraprese di conseguenza consentiranno di migliorare l’ecosistema aziendale, ossia le interazioni tra fabbrica, ambiente e territorio.

Il valore sistemico di un multi-sensore

L’idea di sviluppare una soluzione complessa di sensori per la sicurezza sul lavoro è ben più di una semplice implementazione tecnologica di gadget elettronici connessi, come peraltro hanno spiegato i tre partner del progetto che sono l’agenzia nazionale Enea, l’italo-francese STMicroelectronics e l’università di Catania. Se dal punto di vista tecnico buona parte dello sforzo si concentra sulla miniaturizzazione di sensori e sistemi di analisi, in modo che possano essere inseriti nei dispositivi già normalmente usati senza gravare ulteriormente sui lavoratori, in un senso più ampio è interessante la multidisciplinarietà dell’iniziativa.

Per esempio, uno degli obiettivi più specifici a cui si sta lavorando è di monitorare con una precisione senza precedenti il particolato atmosferico: le polveri sottili hanno – come noto – molto a che fare con la salute delle persone, e conoscerne bene la distribuzione spaziale significa poter ridurre l’esposizione quotidiana dei lavoratori. Soprattutto per le particelle di diametro inferiore ai 10 micrometri, infatti, l’inalazione rischia di passare sottotraccia, pur rappresentando un grosso rischio per la salute. Altro tema è quello della sensoristica a cavallo tra la chimica e la fisica: combinando sensori dell’uno e dell’altro tipo, infatti, si possono identificare più facilmente gli elementi di criticità.

Infine, Salvo è stato presentato come una tecnologia abilitante. Anzitutto, rappresenterà un avanzamento per la progettazione e l’uso di sensori su larga scala, in particolare per la tecnologia Ndir (ossia Non Dispersive Infra-Red). Ma soprattutto perché aprirà a sua volta a nuovi campi applicativi, che spaziano dalla ricerca scientifica all’analisi dei big data, dai green jobs a vocazione sostenibile fino al management aziendale. Con ricadute positive non solo in termini di salute dei lavoratori e del pianeta, ma anche come posti di lavoro e occupazione.