Il lavoro da remoto non entusiasma la gran parte degli italiani, che hanno sperimentato anni di vita in ufficio e sul campo. Ma piace, decisamente, ai giovani.

Interessante, però, indagare sui giovani, su quelli che ancora devono entrare nel mondo del lavoro o che hanno cominciato da poco, e che dovranno affrontare una realtà completamente diversa dal passato. Il business & community builder OneDay ha intervistato oltre 2mila giovani e poi professionisti e aziende come Lavazza, Randstad o Ied, per una ricerca dalla quale è emerso che il 50% dei giovani è entusiasta dello smart working, mentre circa il 40% ha un’opinione più complessa e crede che sia una buona possibilità ma rigorosamente da affiancare al lavoro e alla formazione in ufficio. Infatti ben il 72% dei rispondenti non vuole rinunciare all’ufficio, a patto che la sua funzione venga rivista: deve essere un luogo in grado di promuovere la creatività, un approccio informale, la convivialità e il confronto.

In molti comparti economici, tuttavia, la strada che si prospetta in futuro è quella di attività sostanzialmente full remote: al 60% degli intervistati la prospettiva piace. Approfondendo, però, si evincono due insight: chi vorrebbe lavorare da remoto è perché non lo ha ancora mai provato, ovvero studenti (quasi il 60%) e inoccupati ( 75%). I giovani, inoltre, sono però anche preoccupati per la formazione, convinti che per imparare sia più efficace lavorare dal vivo. Peraltro, full remote per i giovani non significa lavorare tutto il tempo da casa, bensì da ovunque, e quindi al mare o al parco.

Se però si mette sulla bilancia lo smart working e la retribuzione, i giovani non hanno dubbi, e scelgono il conto corrente: per la metà dei rispondenti lo smart working non è il driver per la scelta dell’azienda dei sogni, e il 75% non rinuncerebbe a una parte di stipendio per avere la possibilità di lavorare da remoto. Per le nuove generazioni è invece importante godere di autonomia e di orari flessibili (lo ha detto il 70%).

Quindi, per sintetizzare, i giovani sono entusiasti dello smart working, ma non nella sua accezione di lavoro da remoto. Smart working deve fare rima con autonomia e flessibilità, ovvero le caratteristiche fondamentali della loro azienda dei sogni. Non vogliono perdere il contatto con l’ufficio, a patto che gli spazi vengano ripensati in modo da incentivare condivisione, creatività e convivialità. Infine i giovani già attivi, e che spesso ricoprono ruoli più junior all’interno dell’azienda, sono preoccupati per la formazione: per poter imparare è fondamentale il confronto spontaneo e la possibilità di lavorare vicino a manager e colleghi più esperti.