Vieri e Corradi raccontano il progetto di Manpower e PLB per la formazione di giovani appassionati di eSport

Dai campi da calcio alla comodità dei salotti, dai preparatori atletici ai data analyst: il mondo dello sport si sta evolvendo in modo rapidissimo e le interazioni fra vita reale e piattaforme digitali sono sempre più frequenti e persino affascinanti nelle loro evoluzioni. Sono decine di milioni in Europa le persone che giocano ai videogiochi: l’Italia è uno dei paesi in cui gli appassionati sono più numerosi e in continua crescita, una tendenza che non si spiega solo con l’(ovvia) considerazione che per via del Covid quasi tutti trascorriamo più tempo in casa.

Gli “eSport” hanno ormai dignità di discipline sportive vere e proprie: in attesa di un riconoscimento formale a livello internazionale, alla sterminata massa di praticanti di videogiochi guardano da tempo con interesse anche le aziende. Se pochi di questi giocatori sono così bravi da diventare “e-professionisti” a tempo pieno, la stragrande maggioranza di loro infatti mette in campo una serie di caratteristiche che vengono molto ricercate dal mondo del lavoro: creatività, profondità di analisi, prontezza di decisione, gestione dello stress ecc.

Proprio per sviluppare al meglio i talenti del mondo dei videogiochi, ManpowerGroup e PLB – Edutainment Hub nel mondo degli eSport fondato da Christian Vieri e Bernardo Corradi, hanno presentano un progetto di formazione e intrattenimento per giovani giocatori. L’obiettivo è duplice: da un lato far crescere nuovi professionisti di eSport, dall’altro valorizzare le competenze di tutti gli appassionati di videogiochi, fornendo loro suggerimenti per svilupparle ulteriormente ed utilizzarle anche in ambito lavorativo.

A spiegare meglio come funziona il progetto ci hanno pensato i protagonisti.

Anna Gionfriddo, cosa porta ManpowerGroup e Plb alla partenership, precisamente?

Anna Gionfriddo: Manpower Group voleva entrare nel mondo degli eSport con un progetto specifico, che peraltro fa seguito a una campagna globale del gruppo sul gaming. In Plb abbiamo trovato un partner ideale perché porta una conoscenza approfondita del settore e dei suoi protagonisti, comprese le dinamiche particolari tipiche del gaming. Poter contare poi sull’apporto di due calciatori di grande livello come Vieri e Corradi è importante, sia per attingere alla loro esperienza da professionisti che per dare riferimenti di successo ai giovani.

Possiamo definire uno o più “soggetti tipo” di gamers fra gli appassionati di videogiochi?

AG: È difficile individuare una tipologia specifica perché solo nel 2019 sono state ben 17 milioni le persone in Italia che hanno giocato ai videogiochi. E con il Covid il settore degli eSport è cresciuto ancora: l’ultimo report “Let’s Play 2020 – The European Esport Market” di Deloitte rileva che Italia e Spagna sono i paesi europei in cui il gaming competitivo è cresciuto maggiormente nell’ultimo anno. La platea è quindi estesissima.

Christian Vieri, quali sono le caratteristiche dei calciatori professionisti di alto livello che ritrovate nei gamer?

Christian Vieri: Come nello sport tradizionale il talento non è sufficiente. Parlando con diversi ragazzi ho ritrovato molti punti in comune con racconti del mondo del calcio. Ragazzi super talentuosi che non sono riusciti ad emergere per mancanza di impegno, costanza, supporto… così come storie di ragazzi che sono andati oltre ogni aspettativa grazie alla passione e al duro lavoro.

Come funziona esattamente il Gaming Skills Translator?

AG: È un test che consente alle persone di identificare al meglio le proprie capacità e di ricevere suggerimenti su come continuare a svilupparle e a “tradurle” in fattori di interesse per le aziende. Il gaming del resto contribuisce a rinforzare competenze che possono essere applicate alla vita reale e a quella lavorativa. Da qui è nata l’esigenza di mettere a disposizione un vero e proprio strumento di analisi che traduce le abilità nel mondo dei videogiochi in elementi da aggiungere al curriculum. Il test, disponibile sulla pagina web di Manpower, indica le competenze trasversali acquisite con il gaming e offre anche qualche esempio di professioni per le quali è necessario quel tipo di competenze. La risposta del pubblico è stata ottima, centinaia di persone hanno partecipato.

Bernado Corradi, quanti sono i professionisti di eSport in Italia e quanto possono arrivare a guadagnare, indicativamente?

Bernardo Corradi: Il mondo eSport è molto più ampio di quanto si possa pensare e ha al suo interno professionisti che non sono solo i giocatori ma che riguardano ambiti come la comunicazione digitale, il marketing, la produzione di contenuti, il video making e tanti altri. Rimanendo alla parte di gioco ci sono, oltre ai giocatori, allenatori, analisti dei dati e tante figure di supporto alla performance di gioco. Per quanto riguarda i guadagni tra i giocatori ci sono enormi differenze. Si considera pro-player chi è pagato per giocare in modo competitivo o per contenuti di intrattenimento e quindi si parte da cifre contenute a importi di decine e in alcuni casi centinaia di migliaia di euro per i nomi più importanti italiani e mondiali.

Quali sono le soft skills più diffuse fra i giocatori che possono risultare utili nel mondo del lavoro?

AG: Le analisi effettuate ci dicono che i giochi multiplayer, ad esempio, consentono agli individui di potenziare capacità di collaborazione, comunicazione e leadership, mentre i giochi di strategia sono più portati a perfezionare il problem-solving e il lateral thinking. Se vogliamo citare alcuni titoli diciamo che giochi come StarCraft, Civilization, Pac-Man, Words with Friends o League of Legends consentono agli individui di potenziare il pensiero critico; World of Warcraft, Assassin’s Creed, Monster Hunter o Pokémon sviluppano il problem-solving e la capacità di decision-making, infine Minecraft, Legend of Zelda o The Elder Scrolls favoriscono creatività e coordinazione.

Prevedete possibili allargamenti della partnership fra Manpower e Plb? Magari a soggetti del mondo della scuola o della formazione?

BC: Quando abbiamo immaginato PLB lo vedevamo come un hub che desse la possibilità a tutti di crescere secondo un metodo di approccio ai videogiochi diverso. Abbiamo figure come lo psicologo e la nutrizionista e partner che si occupano di aspetti relativi a tecnologia e benessere. Il passaggio naturale e futuro è quello di un confronto con il mondo della formazione scolastica dove insieme a Manpower potremo proporre nuovi percorsi e dare una nuova lettura, anche alle famiglie, dell’uso dei videogiochi da parte dei giovani e giovanissimi.

Quali sono i prossimi passi del progetto?

CV: Abbiamo iniziato con il progetto Youth Team dedicato ai giocatori di 16-18 anni su un titolo come FIFA 21 perché il calcio è il nostro passato ed era logico così. I prossimi passi vedranno nuove modalità di interazione con il progetto, opportunità anche per chi non gioca ma ama questo mondo, nuovi giochi e attività sempre più inclusive. Con PLB non vogliamo che le persone giochino per noi ma con noi!