L’intervista al fondatore del microbiscottificio Frolla e Presidente di CNA Panificatori Ancona che si è aggiudicato il prestigioso premio di Cittadino Europeo 2021. Un giovane che in un momento di crisi ha trasformato quello che era solo un sogno in realtà

Jacopo Corona, ventinove anni, founder del microbiscottificio Frolla e Presidente di CNA Panificatori Ancona, si è appena aggiudicato il prestigioso premio di Cittadino Europeo 2021. Un premio più che meritato se si pensa alla storia di Frolla e a tutta la grinta e la determinazione che questo giovane ha impiegato per trasformare quello che era solo un sogno in una realtà concreta.

Come nasce l’idea di Frolla?
«Era il 2017 e io lavoravo nel campo alimentare da quasi due anni. Un impiego sicuro: un contratto a tempo indeterminato in un laboratorio che forniva preparati alimentari alla grande distribuzione. Purtroppo nel giro di alcuni mesi l’azienda è stata costretta a chiudere e in poco tempo ho perso quella condizione di stabilità e certezza a cui mi ero abituato. Dopo lo smarrimento iniziale però ho sentito qualcosa dentro, come una vocina che mi diceva che era arrivata la mia occasione. Era qualcosa che covavo da tempo ma che sono riuscito a tirare fuori solo grazie a quell’evento, apparentemente sfortunato. È il mio momento, mi sono detto, ho venticinque anni e posso provare a fare qualcosa di mio, se sbaglio vorrà dire che imparerò. Ricordo questo gesto fondamentale di sedermi con un pezzo di carta in mano e una penna. Mi sono fermato e ho scritto tutto quello che mi veniva in mente, tutti i miei desideri, le mie aspirazioni e le mie passioni, come quella per il volontariato e il settore alimentare. Quando avevo finito avevo davanti la bozza del progetto Frolla».

E a quel punto?
«Ho condiviso l’idea con un mio grande amico, Gian-Luca Di Lorenzo, operatore sociale di una storica cooperativa del territorio. Anche lui da tempo sentiva nel cuore il desiderio di fare qualcosa di bello e quando gli ho parlato del progetto Frolla si è subito appassionato».

Come siete passati dalle parole ai fatti?
«Mi sono preso alcuni mesi per formarmi e acquisire le competenze necessarie per portare avanti il progetto. Ho seguito dei corsi di marketing ed economia, materie di cui non sapevo assolutamente nulla, mentre per gli aspetti più tecnici, come ad esempio la messa a punto del business plan, mi sono fatto aiutare da dei professionisti. Purtroppo però quando mi sono rivolto alle banche non ho trovato neanche un istituto disposto a finanziarmi. Mentre pensavo a come reperire i fondi necessari mi sono venuti alla mente alcuni ragazzi molto intraprendenti che avevo conosciuto in un viaggio in Australia e che erano ricorsi al crowdfunding per aprire la loro attività. Ho immaginato di iniziare con una campagna piccola con la quale poi poter poi finanziare una campagna più grande e mi sono rivolto alla piattaforma Eppela. I consulenti di Eppela sono stati molto disponibili e professionali, ci hanno aiutato nella creazione della campagna e consigliato di partire con un obiettivo di 5.000 euro e non 10.000 come avevamo immaginato, così da non rischiare di perdere i soldi raccolti se non si fosse raggiunta la cifra stabilita. Abbiamo iniziato con una pagina Facebook e un video girato nella cucina della parrocchia del mio paese, grazie alla gentile concessione del prete, il tutto con minime competenze e minimo budget. La mia paura era che, data la piccola realtà territoriale in cui ci trovavamo, la campagna non avrebbe avuto la possibilità di espandersi, ma mi sono dovuto ricredere. È stata proprio la comunità il nostro punto di forza. Il progetto è diventato in poco tempo un progetto condiviso, sentito da tutti. La gente mi fermava per strada chiedendomi notizie di Frolla, alcuni venivano a trovarmi a casa per potermi offrire il loro contributo di persona perché non sapevano come fare una transazione sul web, addirittura una signora anziana ci ha portato un ciambellone pensando si trattasse di una festa tra amici. Grazie alle tante condivisioni sui social da parte dei nostri follower ci sono arrivate donazioni anche dal Belgio e dagli Stati Uniti. In soli due giorni di campagna avevamo già raggiunto l’obiettivo di 5.000 euro e dopo 40 giorni abbiamo chiuso con 12.000 euro, oltre il 200% dell’obiettivo! Eravamo travolti da un grande entusiasmo e anche lo staff di Eppela era incredulo».

Eravate pronti quindi a partire con la seconda campagna di crowdfunding?
«Sì esatto. Cercavamo qualcuno che potesse rappresentare Frolla, che esprimesse in pieno il nostro desiderio di farci conoscere per la qualità del prodotto e non perché a farlo erano dei ragazzi disabili. Ci serviva insomma un testimonial locale e abbiamo pensato a Gianni Lombardi, pasticcere molto conosciuto in zona che nel 2015 è stato anche nominato miglior pasticcere italiano. Sono andato a trovarlo in pasticceria e gli ho parlato del nostro progetto, era quasi Natale e lui mi ha risposto che passato quel periodo di lavoro intenso mi avrebbe senz’altro richiamato. Le vacanze non erano ancora finite che Gianni mi telefona e mi dice che non solo vuole fare da testimonial al progetto ma che vuole farne parte anche in maniera più attiva e coinvolgente, così mi invitò a casa sua per parlarne. Qui mi ha fatto conoscere suo suocero, Italo Marabini, che mi ha accolto dicendo “Non ci crederai ma questo momento l’ho sempre sognato e vi ho sempre aspettato”. Non sapevo cosa pensare. Mi hanno accompagnato a visitare una struttura in campagna, a San Patrignano frazione di Osimo, si trattava di una seconda pasticceria che avevano aperto circa una decina di anni prima. Lui e sua moglie avevano voluto fare questo investimento, si trattava di una struttura completamente attrezzata con laboratorio e bar, ma dopo qualche anno le cose non sono andate come speravano e la pasticceria ha chiuso. Il signor Italo però non ha mai voluto vendere il laboratorio, in cuor suo sentiva che un giorno sarebbe successo qualcosa e che proprio quel laboratorio sarebbe stato utile. Io ero incredulo, non capivo cosa stesse accadendo, ci ho messo un po’ per realizzare. Avevano deciso di concederci quello spazio, di cui avevamo tanto bisogno, e per di più gratuitamente con un contratto a usufrutto. Sia Italo che Gianni erano felici di dare il loro contributo per Frolla, io ero senza parole. Non c’era più bisogno della seconda campagna di crowdfunding, avevamo già la nostra pasticceria».

E così siete partiti?
«Sì, dovevamo rendere la struttura accessibile per i ragazzi ma anche pensare alle ricette. Uno dei regali più belli che ci ha fatto Gianni è stato donarci le sue competenze, una cosa non scontata per chi è ormai quasi arrivato alla soglia della pensione. Grazie a lui abbiamo potuto modificare le ricette in maniera tale che i ragazzi non avessero problemi a lavorare l’impasto dei biscotti, spesso troppo duro per loro. Abbiamo bilanciato gli ingredienti e modificato i procedimenti, ma il risultato finale era comunque assicurato. La gioia più grande è stato veder lavorare i ragazzi, impegnati in qualcosa che fino al giorno prima neanche immaginavano di poter fare. Mi ero dato un anno di tempo per partire, sono bastati sei mesi. A maggio 2018 c’è stata la festa di inaugurazione. È stato un successo, ripeto la forza è stata la comunità. Si trattava di qualcosa di innovativo per il nostro territorio. Siamo partiti in quattro, io e tre ragazzi, inseriti con il programma di alternanza scuola-lavoro dell’Istituto Alberghiero. Facevamo questi biscotti insacchettati che poi andavamo a vendere agli eventi o a dei negozietti che erano felici di acquistare la nostra merce. La differenza l’ha fatta il volersi bene e credere in ciò che stavamo facendo. Per diversi mesi ci siamo agganciati a una cooperativa e poi finalmente il 30 gennaio 2019 Frolla è diventata una cooperativa indipendente di tipo B per l’inserimento lavorativo dei ragazzi con disabilità. Siamo un ente a tutti gli effetti del terzo settore e questo ci permette di fare anche molte altre attività, come la squadra di calcio Frolla ad esempio. A marzo 2019 è nato il Diversamente Bar dove ci occupiamo direttamente delle colazioni e degli aperitivi al pubblico, i ragazzi impiegati da tre sono diventati sei. È stato un anno ricco di soddisfazioni e felicità».

La pandemia è arrivata proprio all’apice del successo quindi?
«Sì, anche per noi, come d’altronde per tutti, la pandemia è arrivata e ha stravolto tutto. Ma, anche questa volta, un evento negativo ci ha dato la possibilità di creare qualcosa di meraviglioso. Inizialmente ci siamo sentiti smarriti, abbiamo chiuso dalla sera alla mattina, con in cantiere tutte le materie prime acquistate per la Pasqua imminente. Io e Gian-Luca, che nel frattempo era diventato mio socio a tutti gli effetti, abbiamo deciso di affrontare di petto la situazione e investire il profitto di Natale per creare un e-commerce. È stato in quel momento che abbiamo aperto gli occhi e ci siamo resi conto di quanto erano cresciuti i nostri follower e di quanta gente, anche a livello nazionale, in quell’anno aveva deciso di seguirci e interessarsi a Frolla. Contro ogni nostra aspettativa la Pasqua 2020, durante quella che è stata la più grave crisi sociale ed economica che abbiamo dovuto affrontare dal secondo dopoguerra ad oggi, i nostri introiti sono raddoppiati rispetto alla Pasqua 2019. Abbiamo capito che i social avevano un potenziale di vendita altissimo e abbiamo spinto in quel senso, è stato un grande successo. Grazie all’e-commerce abbiamo potuto aprire un secondo bar, era il 4 luglio 2020, un piccolo chioschetto nel parco comunale di Castelfidardo dove la gente, nel rispetto delle misure di sicurezza, poteva godere dei nostri prodotti. Anche in questo caso è stato un successo. Così ci siamo detti: perché non iniziare una nuova avventura?».

Si riferisce al Frolla Bus?
«Sì, abbiamo aperto una nuova campagna di crowdfunding che è ancora in corso e terminerà alla fine di settembre. Per questo bus speciale avevamo una piccola somma da investire, comunque non sufficiente a coprire le spese, così siamo partiti con un’altra raccolta fondi, questa volta con Produzioni dal Basso, partner di Banca Etica, di cui anche noi siamo affiliati. Abbiamo inaugurato il bus proprio un paio di settimane fa, siamo partiti con un progetto con il comune di Numana, una spiaggia accessibile che noi riforniamo con le nostre colazioni il mercoledì mattina. Abbiamo già venduto diversi pacchetti ad aziende ed eventi privati, inoltre abbiamo alcuni spazi già presi come in riva al mare o nel centro di Osimo per la festa del santo patrono, così come per il comune di Ancona. Si tratta di eventi spot senza postazione fissa e questo ci consente anche di essere più flessibili data la situazione pandemica e la tutela nei confronti dei nostri ragazzi che comunque sono soggetti a rischio».

Quante persone sono coinvolte oggi nel progetto Frolla?
«Tre anni fa eravamo solo io e tre ragazzi, oggi sono 18 i ragazzi disabili inseriti, poi ci sono altri 3 dipendenti, uno a tempo pieno e gli altri due part-time, infine come soci siamo diventati ben 6. È andato tutto oltre leaspettative che avevo quando nel 2017 mi ero messo davanti a quel pezzo di carta bianca».

Rispetto al periodo di incertezza che stiamo vivendo, che consiglio darebbe a chi magari si sente scoraggiato, soprattutto nell’intraprendere una nuova avventura professionale come ha fatto lei?
«Per me è stato fondamentale fermarmi e dialogare con me stesso. Mi sono interrogato a fondo per capire quello che volevo e come dare concretezza a tutto quello che mi frullava in testa. Quando ho perso il lavoro avrei potuto lasciarmi andare, pensare a quanto ero stato sfortunato o dare la colpa alla situazione storico- sociale. Invece mi sono detto: guarda il bicchiere mezzo pieno e cerca di riempirlo tutto. Credo sia importante a volte seguire il proprio istinto ma anche, ripeto, fermarsi e riflettere. In giro ci sono molte opportunità, spesso ce ne sono talmente tante da farci sentire frastornati, ma poi molte di queste, viste da vicino, si rivelano altamente complesse o prive di quei valori fondamentali, genuini e veri che ci contraddistinguono come persone. Io sono partito dai miei valori e da qualcosa di semplice: quattro ragazzi che ridevano mentre mettevano dei biscotti in un sacchetto. E poi è arrivato tutto il resto».