In quale misura la blockchain è una tecnologia in grado di cambiare le realtà aziendali, traghettandole verso il modello 4.0? In una parola: parecchio, perché l’intero ecosistema imprenditoriale si basa sempre più sull’integrazione di risorse tecnologiche, intelligenza artificiale, strumenti digitali e big data, determinando un modo di lavorare completamente nuovo. Proprio da questo nasce l’esigenza di utilizzare infrastrutture e processi operativi che rispondano ai bisogni di un contesto di riferimento in continua evoluzione. E uno degli elementi in grado di contribuire a determinare questo nuovo equilibrio è la blockchain, che oggi è ormai considerata una tecnologia consolidata e matura dal punto di vista tecnologico, seppure ancora molto frammentaria e poco implementata nei vari settori aziendali.

La blockchain, una tecnologia che piace (quasi) a tutti

Come noto, la blockchain nasce come strumento per ottimizzare le transazioni economiche in criptovalute. Molto spesso, infatti, questa tecnologia viene ancora oggi associata ai bitcoin, ma con una differenza fondamentale: mentre la moneta virtuale piace solo ad alcuni – mentre altri non ne percepiscono l’utilità – quasi tutti sono concordi nell’affermare l’importanza della catena a blocchi.

Questa ha il compito essenziale di agevolare l’accesso a informazioni certificate e garantite, rendendole condivise, immediate e completamente trasparenti attraverso un registro immutabile che raccoglie tutte le transazioni che fanno parte di una rete di business. Spaziando in generale dalla filiera alimentare all’arte, dalla gestione di proprietà immobiliari ad asset puramente digitali. Oltre al fatto che soltanto gli utenti autorizzati possono accedere alla rete, questo sistema digitalizzato è in grado di generare maggiore fiducia per la sicurezza delle informazioni, inclusa la precisione con la quale vengono raccolte. E il tutto attraverso una significativa riduzione dei costi.

L’impatto sfaccettato sul mondo del lavoro

Il cambiamento determinato dalla blockchain è “epocale” secondo gli addetti ai lavori, anche se molto spesso in termini di grande pubblico questa immagine passa a fatica. Quello che è evidente, però, è che influenzerà ogni aspetto della nostra vita – secondo alcuni è addirittura paragonabile all’avvento di internet – e in particolare farà la differenza il suo impatto nel mondo lavorativo.

Tra i vantaggi significativi che porterà in vari settori e contesti c’è sicuramente la verifica dei dati, a partire dal controllo delle identità e dalla gestione delle informazioni su lavoratori e candidati. Nel settore delle risorse umane e della gestione del personale è preferibile che ci sia una semplificazione delle attività grazie alla blockchain, con la possibilità di archiviare in modo rapido e automatizzato tutte le informazioni più significative, così da avere una visione ampia sull’intero percorso professionale del collaboratore o del potenziale futuro lavoratore. Il tutto avviene con l’utilizzo di un fascicolo elettronico (per certi versi analogo a quello sanitario) nel quale fare confluire i titoli di studio, le esperienze lavorative e le qualifiche, generando un profilo completo e dettagliato nel pieno rispetto della normativa europea GDPR.

Inoltre, tramite l’utilizzo della blockchain, è già possibile monitorare e analizzare in maniera condivisa tutti i processi di lavoro aziendali: lo stato di avanzamento dei progetti, la suddivisione dei compiti e delle responsabilità, il raggiungimento degli obiettivi e l’implementazione di sistemi di analisi. Tra tutti i benefici, quello che risulta più intuitivo resta comunque la gestione dei sistemi di automatizzazione dei pagamenti, resi più semplici ed efficienti. Infine, la tecnologia blockchain garantisce un livello di sicurezza informatica superiore a tutti i mezzi precedentemente in uso, proprio in virtù dell’utilizzo di un sistema di crittografia decentralizzato e quindi più difficile da attaccare.

Nuove figure professionali, più possibilità di occupazione

L’utilizzo di una struttura di dati condivisa e immutabile può rendere l’ecosistema lavorativo più efficiente e funzionale, ma allo stesso tempo determina una serie di effetti sul ruolo del lavoratore: la maggiore automatizzazione fa diminuire la frequenza di interventi e controlli manuali, quindi rende indispensabile una riqualificazione professionale del personale, per spostare la componente umana da compiti ripetitivi (sempre più affidati alle macchine) verso attività a più alta qualificazione. In sintesi, come vale per gran parte delle nuove tecnologie, alla riduzione di alcune figure professionali faranno da contraltare nuove opportunità, quindi nuovi posti di lavoro.

A questo proposito, una recente indagine del Korea Times ha certificato una crescita più che significativa della domanda di lavoratori nel settore della crittografia e blockchain. E su Indeed, specializzato proprio nella ricerca occupazionale, rispetto al settembre 2020, nel luglio 2021 gli annunci di posti di lavoro per questo genere di occupazioni è cresciuta del 118%. Le figure professionali collegate all’utilizzo della blockchain sono molte di più di quanto si possa pensare: lavori tecnici come il blockchain information security analyst, il blockchain data scientist e il blockchain developer, ma anche lavori non tecnici come lo specialista di marketing blockchain, il blockchain project manager e il technical recruiter.

Il settore dove finora è stata più implementata la tecnologia blockchain è quello finanziario, con una serie di progetti che procedono spediti già da alcuni anni. Più lento è invece il processo di innovazione in altri settori che potrebbero ottenere grandi benefici da un sistema automatizzato di questo tipo. Negli ultimissimi anni, la blockchain sta diventando centrale anche nel già citato settore agroalimentare, per tracciare i prodotti lungo tutta la filiera. Seguono a ruota alcune aziende assicurative, imprese che lavorano nel settore delle utility e altre che operano nel settore della logistica. Insomma, un impatto davvero trasversale.